• Silvia Pollice

“PASTIES ARE A GIRL’S BEST FRIENDS”.

Dietro lo pseudonimo di AVA Wolff si fondono tre donne distinte, riassunto di quei ricordi d’infanzia che hanno ispirato la giovane designer italo-tedesca nella creazione di oggetti insoliti, ironici e sofisticati da indossare in ogni occasione per stupire con eleganza: dei nipple pasties personalizzati e artigianali.



Nata durante il primo lockdown dall’esigenza di fare ordine in casa, ma anche dal desiderio di tenersi impegnata, l’attività di AVA è partita quasi per caso: unendo il suo estro creativo alla voglia di dare nuova vita ai vari oggetti dimenticati in fondo ad un armadio. Ma soprattutto il ricordo delle lunghe passeggiate al mare con la mamma, che utilizzava le conchiglie raccolte sul bagnasciuga per coprire i capezzoli mentre prendeva il sole, ha ispirato AVA nel lancio di un nuovo progetto destinato a soddisfare i gusti (e anche i vezzi) di un pubblico che vuole esplorare il proprio corpo e osare: i nipple pasties o copricapezzoli. Un prodotto che, esattamente come il proprio dolce preferito, rispecchi a pieno la personalità di chi lo indossa all’insegna dell’eleganza e di un messaggio molto forte: mai prendersi troppo sul serio. In questo senso, AVA crea i suoi pasties ad immagine e somiglianza dei suoi clienti, partendo quasi sempre da una chiacchierata “a tu per tu” che le permetta di scoprire i lati più nascosti e bizzarri, e di dar loro la giusta forma. Il tutto senza mai scadere nella banalità di un soggetto comune.



AVA, o meglio Veronica, sei una giovane designer italo-tedesca che ha fatto del “gioco” il suo marchio di fabbrica: con la creazione dell’alter ego AVA Wolff, giochi un po’ con la tua identità, proponendo ai clienti una donna ironica e poliedrica, ma allo stesso tempo molto attaccata alle proprie origini. Raccontaci chi sono Veronica e AVA, cosa hanno in comune e in cosa, invece, sono diverse.

Non sono mai l’una o l’altra. AVA è nata dall’acronimo di tre nomi - Anna, Veronica, Astrid - ed è frutto di un sottile equilibrio tra le mie tre identità: Veronica e quelle delle mie due nonne, Anna la mediterranea e Astrid la nordica. Con i loro nomi ho ereditato anche parte della loro personalità che, pur essendo profondamente diverse, mi hanno portata ad indagare a fondo sul mio passato e a confrontarmi spesso con sensazioni contrastanti.

Veronica è legata alla mia infanzia, passata per la maggior parte del tempo in giardino e nella cartolibreria dei miei nonni italiani, dove la mia prima identità ha osservato tanto, ma parlato poco. La piccola Veronica era affascinata tanto dalle forme presenti in natura quanto dagli oggetti che trovava nel magazzino, nei cassetti e tra gli scaffali del negozio e, in un certo senso, AVA è nata per fare ordine tra queste identità conviventi e dare voce alla piccola Veronica che, dopo aver esplorato e assimilato tanto, aveva bisogno di esprimersi. Nonostante Veronica sia cresciuta in Italia, AVA si è sempre espressa con una tendenza al rigore tipica dei Paesi d’oltralpe e, allo stesso tempo, anche con quell’ironia tipica del Belpaese, ma pur sempre sottile perché perennemente in lotta con l’austerità nordica. Forse è per contrastare questo mio aspetto serioso che reinterpreto con un po’ di sarcasmo la natura delle cose.


Un “gioco” che ritroviamo anche nelle tue creazioni, dei nipple pasties (copricapezzoli, ndr) fatti su misura e con forme e materiali ricercati, che ricordano i dolci mignon di una pâtisserie française. Il tutto con un forte messaggio, molto attuale: mettere in risalto il corpo di chi li indossa, spogliarsi dalle etichette e soprattutto sentirsi a proprio agio con il proprio corpo, senza mai prendersi troppo sul serio. Di solito, quali sono i materiali che preferisci per dare forma ai tuoi accessori?

In genere tutti i materiali mi attirano, ma per poter diventare poi un ingrediente dei miei pasties devono essere sicuramente autentici, ricercati e curiosi. La cosa più importante è “dosarli” per ottenere l’impasto perfetto e tener conto delle “condizioni atmosferiche”, altrimenti non lievitano a sufficienza. Proprio come avviene nella preparazione di un dolce.

Una cosa che spesso non si fa è tener conto del contesto, da cui trarre ispirazione per esprimere la propria creatività. Spesso, per molti artisti e designer è più facile creare da un foglio bianco, partendo dal nulla, ma per me non è così: credo che l’armonia tra contenuto e contenitore sia invece fondamentale e non c’è nulla di più bello del creare qualcosa prendendo spunto da un contesto già esistente perché, così facendo, si indaga a fondo su regole e struttura, in modo che qualsiasi aggiunta sembri parte integrante del tutto. Per quanto riguarda il destinatario delle mie creazioni, il corpo, è da poco che ho iniziato ad esplorarlo come uno spazio su cui creare ed è indubbiamente più complesso di una stanza o di un libro perché si esprime attraverso il movimento; ma soprattutto ho scoperto che è un luogo governato più da regole soggettive che oggettive da seguire: ogni pelle ha una storia da rispettare, ogni forma una gravità da sfidare e ogni carattere un movimento da valorizzare. Perciò, lo stile di AVA non si riflette in una forma o in un materiale specifico, ma piuttosto si adatta alle circostanze. Decidere di acquistare i miei pasties è come affezionarsi ad una pasticceria, dove AVA non produce solo pasticcini di tendenza come ad esempio i macarons, ma soddisfa tutti i gusti attraverso un ingrediente segreto: la persona per la quale crea. E quando AVA non può conoscerla dal vivo, fa come gli scrittori: immagina un personaggio dal quale cominciare.



Tuttavia non sei la prima persona a proporre degli accessori così di nicchia: già tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo i copricapezzoli erano molto in voga negli spettacoli di burlesque parigini, proponendosi come modo chic di rispettare il divieto categorico di mostrare un seno completamente nudo in pubblico. E in tempi più recenti, i copricapezzoli sono tornati in auge grazie all’icona del burlesque d’oltreoceano Dita Von Teese. Invece AVA quando ha iniziato a produrre i suoi primi pasties e cosa l’ha ispirata?

AVA non ha pensato all’irriverenza, bensì all’eleganza: i suoi pasties non nascono per irrompere nella quotidianità con un linguaggio sovversivo, ma piuttosto per aggraziarla e introdurre nei momenti privati un tipo di divertimento fondato su una sottile ironia; allo stesso tempo però le mie creazioni intendono anche dare un tocco sofisticato agli spettacoli dei professionisti, che sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e, perché no?, incoraggiare le personalità più audaci a sfoggiare un nude look che non offenda il buon gusto. Anche qui, AVA ha iniziato la sua attività partendo ovviamente da un ricordo: in estate, mia mamma adorava fare lunghe passeggiate sul bagnasciuga e raccogliere conchiglie. Tra queste, c’era una tipologia in particolare di cui faceva un ottimo uso: si sdraiava al sole, in topless, proteggendo i capezzoli con le conchiglie più grandi che trovava e da allora ho conservato questa immagine nella mia mente. Qui c’è tutta l’essenza di AVA, nonché la storia e la ricerca dei materiali, la funzionalità della forma e la semplice armonia del prodotto finale. Di fatto, ho iniziato a produrre pasties durante il primo lockdown quando, facendo ordine negli armadi ho trovato una miriade di oggetti senza scopo destinati a finire nel cestino. Da lì, ho pensato che invece avrebbero meritato una seconda chance.


Richiamando l’immagine di una pasticceria, i clienti si rivolgono a te per “assaggiare” diversi tipi di pasties e trovare quelli che più rispecchiano la loro personalità e i loro gusti. Quali sono state le richieste più bizzarre che ti hanno rivolto?

AVA progetta, disegna e costruisce con una precisa economia del dettaglio perché ognuno possa apprezzare la bellezza senza perdersi nel caos (quello lo lascio nella mia testa, ride). Poiché la scelta del dettaglio deve rispecchiare l’identità complessa di una persona, preferisco sempre fare una bella chiacchierata con il destinatario dei miei pasties per far sì che l’unicità del prodotto non solo rifletta il suo gusto estetico, ma puntualizzi il suo carattere e soprattutto quelle parti più nascoste. Infatti, parlando si scoprono cose veramente bizzarre: fissazioni per argomenti, animali o oggetti inspiegabili. Per esempio, chiunque abbia letto favole da bambino avrà sicuramente incontrato almeno una volta il personaggio della cosiddetta “gattara”... ebbene, ho avuto una cliente che non aveva nulla addosso e in casa che non fosse a forma di gatto, o comunque con particolari che vi facessero riferimento. Cosa mai poteva mancare in quella ossessiva e meticolosa raccolta? Ovviamente dei pasties a tema! Inventare qualcosa su un argomento così preciso, interpretandolo senza scadere nella banalità di un dolce musetto felino non è stato facile, ma fortunatamente anche in questo caso l’ironia è stata determinante: ho immaginato due mini gatti che, guardandosi, si chiedono come mai siano finiti su due capezzoli. Sicuramente, il gatto non fa parte del mio immaginario, ma essendo molto importante per la mia cliente era fondamentale il fatto che fosse ben riconoscibile, non soltanto attraverso un semplice accenno dato da una stoffa pelosa. Questo aneddoto mi ricorda sempre che non creo per me stessa, ma per chi ama indossare qualcosa che AVA riesce a tradurre in un accessorio unico.



In occasione del Fuorisalone, parteciperai al lancio del nascente Alpha District, insieme ad altri designer del background milanese e non che esporranno al pubblico le proprie creazioni. Ci puoi dare qualche anticipazione sugli oggetti che proporrai, senza troppi spoiler?

Sono molto felice di partecipare nuovamente al Fuorisalone, ma stavolta lo farò con un prodotto inusuale: dalla carta passerò alla concretezza dei pasties e per questo non basterà più una semplice cornice. In particolare, con l’aiuto di FORO Studio, cercherò di portare chiunque in una realtà parallela fatta di piccoli dettagli, dove solo chi si sofferma saprà notare qualcosa di insolito. Molti non capiranno, altri proveranno imbarazzo, altri ancora chissà… Posso solo anticipare che il protagonista della mia prossima “indagine” sarà un colore che amo molto e che spero mi porti fortuna.



Ph credits: ritratti di AVA; immagini di collezione: Akra Studios. Art direction: FORO Studio.