• Silvia Pollice

Ieri e oggi, il genio di Giovanni Testori e il suo soggetto migliore: Milano

Casa Testori è un progetto culturale che celebra la personalità di Giovanni Testori all’interno delle mura che l’hanno visto nascere e crescere (soprattutto artisticamente parlando). In questo senso, Alpha District vuole raccontare l’impatto di Testori nell’opera di riqualificazione della zona Portello di Milano.



Artista, scrittore, drammaturgo, pittore, critico d’arte e poeta, Giovanni Testori nasce nel 1923 a Novate Milanese, nella zona nord di Milano. Le sue opere hanno ispirato molti artisti tra cui Emilio Isgrò, anche lui artista e scrittore eclettico che nel 2014 gli ha dedicato l’installazione “Grande cancellatura per Giovanni Testori”. Situata in Piazza Gino Valle a Milano, punto di snodo di Alpha District, la sua opera riprende un brano della raccolta di racconti “Il ponte della Ghisolfa”, ma ne oscura la maggior parte delle parole: come ha affermato lo stesso Isgrò in diverse occasioni, la cancellatura nasce come mezzo di valorizzazione della parola. Come nasce il progetto “Casa Testori - Associazione Culturale”? Casa Testori nasce nel 2009 con l’obiettivo di riaprire la casa natale di Giovanni Testori e di creare uno spazio creativo ricco di iniziative in onore della sua figura, senza però renderla una casa-museo. In particolare, lo spazio è suddiviso in due aree: la Biblioteca d’arte di Giovanni Testori e uno spazio rivolto ai giovani artisti contemporanei emergenti. La prima, aperta a tutti ed in particolare a studenti, studiosi e ricercatori, comprende oltre 15.000 volumi dedicati ad una vasta serie di tematiche della storia dell’arte (dalla natura morta, al disegno, all’incisione, alla scultura, ai musei, alle arti africana e precolombiana, ndr) e funge da punto di riferimento per la zona nord di Milano, che ha la possibilità di accedere ad un ampio catalogo d’arte, unico per il territorio. La seconda area, invece, è pensata per permettere a tutti gli artisti che lo desiderano di mettersi in evidenza e di essere protagonisti delle nostre mostre e delle nostre esibizioni. Cosa rappresenta per voi la figura di Giovanni Testori e in che modo altri artisti, soprattutto quelli emergenti, possono trarvi ispirazione?

Essendo stato un artista eclettico, Giovanni Testori rappresenta sicuramente una guida alla sperimentazione in campi artistici diversi. In particolare, noi di Casa Testori seguiamo non solo giovani artisti contemporanei, ma anche studenti che incentrano la propria tesi di laurea sulla figura di Testori e che attingono informazioni direttamente dalla nostra Biblioteca. Dal canto nostro, invece, noi come Associazione cerchiamo in ogni modo di mantenere viva l’essenza della sua arte, ma anche della sua persona e di ciò che erano le sue passioni. Ad esempio, abbiamo organizzato la mostra “Altissimi colori. La montagna dipinta: Giovanni Testori e i suoi artisti, da Courbet a Guttuso” (in collaborazione con l’Assessorato al Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni culturali della Valle d’Aosta, ndr), in cui abbiamo indagato il suo rapporto con la montagna - un luogo a lui molto caro, nonché soggetto della sua attività artistica - esponendo per la prima volta al pubblico una raccolta personale di fotografie scattate da Pepi Merisio.





A tal proposito, il 21 settembre scorso avete inaugurato la mostra “12 incisioni” al carborundum dello scultore e pittore greco Jannis Kounellis, il cui unico soggetto è costituito dai suoi iconici cappotti. In questo contesto, voi avete proposto un accostamento tra le opere dell’artista e i versi di Testori, dando vita ad una sorta di dialogo postumo tra le due figure. Quali sono i motivi di tale scelta artistica e qual era il messaggio rivolto al pubblico?

La mostra 12 incisioni al carborundum nasce come iniziativa volta prevalentemente ad approfondire l’arte del ‘900: qui infatti i cappotti di Kounellis “dialogano” con alcune poesie di Testori dedicate al dipinto di Francis Bacon “Figure study II” (1946), in cui emerge appunto il tema del cappotto come simbolo dell’umanità in quanto tale, essendo un indumento universalmente indossato, senza distinzione di sesso, razza, classe sociale, credo religioso. Quindi potremmo dire che il suo messaggio è un invito alla vicinanza, alla solidarietà e alla tolleranza verso l’altro.


Più in generale, sulla base di quale criterio avviene la selezione degli artisti che avranno l’occasione di esporre a Casa Testori? E soprattutto, in che modo ciascuno di loro può creare un legame con la figura di Testori?

Sicuramente il momento della selezione degli artisti che esporranno in Casa Testori è un’occasione che coinvolge diverse personalità, in cui noi dell’Associazione e i curatori scommettiamo sul loro talento ancora in fase di scoperta e su ciò che la loro arte può donare al pubblico. Ovviamente il fatto di rendere omaggio a Giovanni Testori non è una conditio sine qua non per poter esporre, ma ciò che spesso accade è che si instaura un legame spontaneo e naturale dovuto all’atmosfera della Casa, ancora oggi decisamente intrisa della personalità e dell’estro creativo di Testori stesso.


Il 2019 è stato un anno decisivo per la vostra fondazione, che ha compiuto dieci anni. E non potevate trovare un modo migliore di festeggiare, se non con una mostra: “Appocundria” (l’unica parola italiana che corrisponde al termine "saudade", ndr) esibisce 24 artisti emigrati in Italia per ragioni diverse, tutti accomunati dal filo conduttore del distacco dalla casa natale e dalla propria famiglia. Quali sono i motivi della scelta di questo tema di attualità politica per celebrare il decimo anno di vita di Casa Testori?

Il tema è stato proposto dalla curatrice Marta Cereda e noi l’abbiamo accolto con molto entusiasmo perché l’ambiente di Casa Testori si prestava molto bene alla trattazione di questa tematica, essendo stata essa stessa casa per il nostro artista. Qui l’intento di base non è assolutamente politico, nostalgico o battagliero, ma piuttosto è quello di raccontare il lato accogliente e inclusivo della nostra Italia, nonché il rapporto che si instaura con chi arriva. In questo senso, gli artisti che hanno partecipato si sono serviti dell’arte stessa come strumento di scoperta delle proprie origini.


Un elemento chiave della casa è il giardino situato sul retro: caratterizzato da una ricca varietà di alberi e piante, è stato tra l’altro fonte di ispirazione per l’appassionante ciclo di mostre “Botanica. Dall’arte alla natura” (2015-16). Ma cosa ha rappresentato il giardino per Giovanni Testori e in che modo ha influenzato la sua produzione artistica?

Il giardino di Casa Testori è semplice, ma allo stesso tempo inaspettato: rappresenta un luogo di pace e di silenzio immerso nel tessuto urbano ed industriale della zona nord di Milano. Privo di elementi esotici e ben lontano dall’idea di giardino all’italiana, esso era l’isola felice di Giovanni Testori, con la sua magnolia, il suo bosco di bambù e i suoi fiori stagionali, protagonisti indiscussi dei suoi disegni. Un angolo legato al concetto di domesticità.



Un’altra grande mostra curata da Casa Testori - in collaborazione con la Veneranda Biblioteca e con la Pinacoteca Ambrosiana di Milano - è Estasi di Marina Abramović: un’installazione di tre video della serie “The Kitchen” all’interno della Cripta di San Sepolcro, attraverso cui l’artista intende rendere omaggio a Santa Teresa d’Avila e, in generale, stabilire una sorta di dialogo tra l’innovazione artistica dei video e l’elemento antico della location. Quali sono i motivi della collaborazione con un’artista eclettica e controversa come la Abramović e soprattutto in che modo la sua arte potrebbe apportare un contributo significativo alla memoria artistica di Giovanni Testori?

Come già detto, l’esperienza di Casa Testori si mette a disposizione di realtà artistiche diverse e in quest’occasione è stata celebrata soprattutto la milanesità della location, situata appunto nel cuore della città. Tuttavia, l’installazione della Abramović non è definibile come “operazione testoriana”, in quanto tra i due artisti non si è instaurata una vera e propria affinità artistica. Piuttosto, si tende a rilevare un legame di profondità e di sensibilità umana.


Ph credits: Casa Testori, Farabolafoto

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