• Giorgia Andrea Bergamasco

LA PLASTICITÀ DEL CEMENTO DIVENTA ARTE.

La scena del design fiorentino si mostra in Alpha District in tutto il suo splendore innovativo con la figura di Duccio Maria Gambi.


“Avere il cuore di pietra”, “duro come una pietra”, “metterci una pietra sopra”, sono solo alcuni dei modi di dire che dimostrano come nell’immaginario comune l’idea della pietra, della roccia, del cemento, sia associata a qualcosa di pesante e definitivo – in cui si coglie immediatamente anche una sfumatura negativa.

Niente di più sbagliato: la pietra è in realtà elastica, leggera e fluttuante. È proprio l’arte che, come spesso accade, ci aiuta a ribaltare le nostre convinzioni in un sano cambio di prospettiva.


Attraverso l’artigianato e il design, la solidità del cemento si trasforma in materia malleabile nelle mani di chi sa modellarlo – cornice in cui trova un posto d’onore la figura di Duccio Maria Gambi e la sua arte.



Classe 1981, “designer, almeno ufficialmente” come lui stesso si definisce, Duccio Maria Gambi è una delle voci più fresche e di rilievo sulla scena del design contemporaneo internazionale.

Firenze, Milano, Rotterdam e Parigi sono le tappe europee della sua formazione – dagli studi di design di Arredo e di Interni e l’esperienza presso l’Atelier Van Lieshout, la consolidazione definitiva della sua personalità artistica avviene nel contesto collettivo della capitale francese, luogo in cui apre il proprio laboratorio e avvia la sperimentazione artigianale del cemento.

È proprio nel cemento che Duccio trova il materiale costitutivo della sua arte – che da artigiano e scultore plasma abilmente come fosse morbida creta – e un compagno nella scalata ai livelli più alti del design.


Il lavoro dell’artigiano-designer fiorentino spazia molto, se non dal punto di vista materico, certamente da quello tecnico e intenzionale; a tal punto che i termini con cui si definisce variano in base al contesto in cui si trova ad operare.

A chi gli chiede di cosa si occupa risponde generalmente con “faccio mobili”, “mobili-sculture, che a volte sono più mobili e altre più sculture” – non come falegname, ma neanche come artigiano, parola a cui sente di non appartenere pienamente se non nel campo del cemento, data la sua esperienza decennale.

Porsi domande è per lui indispensabile e questa sua curiosità e volontà di introspezione si riflette chiaramente nella freschezza e nell’universalità delle sue opere.

La mutevolezza con cui pensa al suo lavoro è dovuta anche alla committenza e al contesto, anche espositivo, in cui l’opera avrà una nuova vita. È in situazioni libere da vincoli e regole che la sua arte si manifesta pienamente in tutta la sua concretezza e vivacità.



Duccio Maria Gambi si inserisce, per sua stessa affermazione, in quel filone del design contemporaneo che combina l’industriale, lo sperimentale e l’artigianale. La ricerca sull’oggetto è una fase fondamentale del lavoro, in cui l’oggetto è di per sé funzionale, ma in un senso più ampio, che vede nella matericità dell’opera il soggetto principale.

Per Duccio infatti funzionalità è la parola chiave del suo lavoro – attraverso la quale è in grado di creare sculture a cui ognuno può accedere tramite la propria esperienza.


Tra le molte opere dell’eterogenea collezione di Duccio Maria Gambi, si staglia RETROSTORICO | Zuperfici Collection, 2017. La collezione Zuperfici si propone di indagare l'attitudine di un oggetto attraverso le sue superfici – il laminato plastico, un sottilissimo strato di materiale artificiale nasconde e ne modifica la struttura interna in legno. La superficie si presenta così come un'interfaccia tra l'oggetto e il pubblico che ne fruisce, metaforicamente proteggendo l'oggetto e arricchendone il carattere.

I blocchi di Zuperfici sono in pietra di Luserna, che in questo modo appare ai nostri occhi come addomesticata e addolcita. Si innesca così uno scambio tra le due dimensioni della massa e della superficie, tra naturale e artificiale.

Con la sua superficie a griglia cartesiana graffiata per far riapparire la pietra grezza al di sotto in un gioco razionale/artificiale e istintivo/naturale, è RETROSTORICO ad aggiudicarsi il premio “CEDIT per Object” – in collaborazione con Miart, fiera milanese d’arte moderna e contemporanea. La premiazione viene accompagnata dalla giuria dalla motivazione: “per il recupero della storia del design per la capacità di far dialogare naturalità e artificialità unendo il lavoro artigianale e manuale con quello industriale”.

La consacrazione a opera d’arte, nonostante non necessitasse di conferme, diventa definitiva con la collocazione di RETROSTORICO all’interno della Collezione Permanente del Design Italiano del Triennale Design Museum di Milano. L’intento di concepire l’arte e il design come un tutt’uno arriva in questo senso forte e chiaro.



È dunque in occasione della straordinaria edizione del Fuorisalone 2021 – dal 5 al 10 settembre – che il poliedrico Duccio Maria Gambi si legherà nuovamente – attraverso Alpha District – alla città di Milano, portando con sé la sua arte concreta ed imponente da lui plasmata con tanta maestria, che si riesce però ad imporre nella nostra mente leggermente, in punta di piedi.


Ph credits: ritratto di Duccio Maria Gambi, Marina Denisova; immagini di RETROSTORICO di Pepe Fotografia.