• Silvia Pollice

RITORNO ALLE ORIGINI.

Alpha District racconta un altro grande talento dell’arte contemporanea: Fabio Pietrantonio. Dopo aver esordito con un ciclo di opere d’arte sacra, sotto la guida del maestro Gaspare da Brescia, Pietrantonio poi sviluppa uno stile ancestrale, ispirato dall’incontro con le popolazioni indigene durante i suoi viaggi.



Classe 1966, Fabio Pietrantonio inizia la sua esperienza affiancando lo scultore Gaspare da Brescia nella realizzazione di opere di soggetto religioso commissionate dai Musei Vaticani: un’esperienza che segnerà il suo primo contatto con l’iconografia sacra e che influenzerà il suo autonomo e originale approcciarsi ai simboli biblici.


Tuttavia, i viaggi in Australia e New Mexico si dimostrano assai proficui per il suo percorso di crescita artistica: qui Pietrantonio incontra le popolazioni autoctone, grazie alle quali entra in contatto con la simbologia del sacro e prende piena coscienza dei futuri elementi costitutivi della sua visione poetica, incentrata su un armonico rapporto con la natura e con il creato. In questo senso, tale ordine “cosmico” è espresso attraverso l’utilizzo di materiali naturali come legno, pietra, polvere, sabbia e pigmenti, insieme a metalli, garze, tessuti, corde e anche petali di oro, volto alla ricerca di un’armonia di forme, colori e sensazioni.


Dal 2004, Pietrantonio inizia a rappresentare animali totemici, simboli di protezione che trasmettono messaggi di pace e di fede, in un ciclo parallelo di arte sacra. Qui, è possibile notare come l’anelito mistico che contraddistingue la ricerca di Pietrantonio travalichi le singole credenze religiose e indaghi, attraverso una visione panteistica e sciamanica, il senso profondo di comunione e ricongiungimento tra l’uomo e la natura.





Com’è nata la sua passione per l’arte e successivamente il desiderio di trasformarla in lavoro?

Ovviamente non ricordo una data ben precisa, ma direi che l’arte è sempre stata parte di me. Poi il fatto che sia diventata anche un lavoro è una conseguenza dell'interesse dimostrato dalle persone nei confronti di tutto quello che facevo. Da qui, sono arrivate le prime richieste che hanno costituito il primo passo verso la trasformazione di questa mia passione in lavoro.


Qual è l’opera o ciclo di opere che ha segnato il suo debutto ufficiale come artista?

Il ciclo di opere con cui ho iniziato la mia carriera si chiama “Oltre la fede: Pesce San Pietro” (2004), che ho realizzato dopo la fine del percorso lavorativo svolto con il maestro Gaspare da Brescia. Si tratta di un'opera d’arte sacra prodotta in maniera ripetitiva che richiama il senso evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dove questi ultimi costituiscono uno dei primi simboli del Cristianesimo. Infatti, prima dell’emanazione dell’editto di Costantino nel 313 d.C., i cristiani erano perseguitati dalle autorità romane e per questo motivo erano costretti a riunirsi clandestinamente. Dunque, per facilitare il riconoscimento, indossavano il simbolo del pesce (dal greco ἰχθύς - “pesce”. Dalle lettere di questa parola si otteneva un acronimo che stava per “Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr”, letteralmente “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore”, successivamente ritrovato in molte rappresentazioni decorative delle catacombe cristiane.


Nei suoi lavori è evidente non solo la preferenza verso materiali naturali, metalli e tessuti, ma emerge anche uno stile improntato sul simbolismo primitivo, tipico delle popolazioni indigene con cui è entrato in contatto durante i suoi viaggi. Che legame c’è tra la scelta dei materiali e il suo stile?

La scelta dei materiali arriva sempre in concomitanza con i viaggi o percorsi che ho compiuto: nei luoghi più disparati come mercatini, garage, sale, ferramente e mercati popolari trovo esattamente quell’energia, quella ispirazione che poi, inaspettatamente, prende forma in un’opera.





Una serie di opere che, in un certo senso, la lega ad uno dei luoghi fulcro di Alpha District (il ristorante stellato “Innocenti Evasioni”, ndr) è sicuramente “Canali” (2016). Realizzata con panneggi di stoffa, resina e acrilico su tela, questa serie appare semplice, ma allo stesso tempo ricca di significato. E, a tal proposito, qual è il messaggio che “Canali” intende comunicare al pubblico?

Canali è un'opera che mette in congiunzione il mondo astrale ed universale (simboleggiato dalla figura primordiale della madre) con il mondo reale da noi conosciuto. Quindi costituisce un flusso canalizzatore che manda messaggi attraverso le sapienze universali. Un’opera che ritengo certamente fondamentale.


Sempre rimanendo in tema, ci racconti come lei e lo chef Tommaso Arrigoni vi siete “scoperti”: in particolare, come quest’ultimo si è avvicinato alla sua arte e com’è avvenuta la scelta delle opere con cui ha arredato gli interni del suo ristorante.

Tommaso frequentava il mio atelier, che spesso metto a disposizione di chef stellati per fare delle prove menù. Con il tempo, io e lui siamo diventati amici e da lì Tommaso ha espresso il desiderio di trasformare il suo locale (Innocenti Evasioni, ndr), dandogli un po’ lo stile energetico della mia arte. Infatti, inizialmente mi ha chiesto di esporre alcune mie opere nel ristorante, ma io gli ho detto: “Tommaso, ti fidi di me? Allora facciamo un restyling totale e cambiamo tutto”. E così è stato: ho trattato lo spazio come una tela e i materiali poi lo hanno riempito e reso pieno di vitalità, un po’ come accade in una danza energetica meravigliosa.


Infine, ci parli della sua ultima opera, ancora in fase di progettazione: “Il grande nodo”. Qual è la sua essenza e soprattutto il messaggio che intende trasmettere al pubblico?

Sono anni ormai che il nostro Pianeta urla e, in questo senso, Il grande nodo intende porsi come la visione di un pensiero collettivo positivo, un messaggio di speranza e di consapevolezza legato ad un ritorno alla spiritualità, “annodando” per sempre il vecchio sistema per trasformarlo in un nuovo filone di pensiero improntato su una parola d’ordine: HOPE (“speranza”), appunto.


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