• Giorgia Argentieri

CON GABRIELLA ANEdI ATTRAVERSO L'ARTE TESSILE.

Fiber Art And e Alpha District per la valorizzazione dell’arte tessile: come arte di nicchia e inclusività si mescolano con la curatela di Gabriella Anedi.



Gabriella Anedi è una storica, gallerista, curatrice d’arte ed esperta di Fiber Art. Nel 2008 apre la sua unica galleria Fiber Art And, con l’intento di promuovere l’arte tessile e gli artisti che si avvalgono dell’utilizzo di materiali flessibili, fibre naturali e artificiali. Abbiamo intervistato Gabriella che ci ha parlato del percorso che l’ha portata ad occuparsi di Fiber Art, fino al suo nuovo progetto con Alpha District in vista del prossimo Fuorisalone. Ci ha spiegato come l’arte tessile intreccia diverse culture e origini e come questa non sia solo strettamente legata alla moda e al design, anche se questi ne costituiscono sicuramente punti che la legano all’immaginario comune. Gabriella ci ha introdotti così in un mondo in cui il ready-made utilizzato dagli artisti tessili intreccia metodi tradizionali e ispirazioni antiche per poter comunicare nel presente.


Come ha deciso, durante il suo percorso da storica dell’arte e curatrice, di occuparsi nello specifico di Fiber Art?

Principalmente perché era un’arte poco conosciuta e trattata. Di fatto sono l’unica gallerista con Fiber Art And ad occuparmi di arte tessile in modo stabile.

Mi avvicino a questo campo dopo aver conosciuto l’artista Maria Luisa Sponga, protagonista dell’arte tessile in Italia, che mi propose di scrivere su di lei e mi introdusse a questo mondo di artisti che operano esclusivamente o prevalentemente, con materiali flessibili, fibre naturali e artificiali. Capii così che potevo applicare il mio metodo di lavoro e ricerca, da storica dell’arte, al presente e dedicare a questa arte lo spazio che condividevo con mio marito (Dino De Simone, pittore ndr) e far conoscere al pubblico questa delicata arte. Nasce così la mia galleria Fiber Art And.


La Fiber Art è definita arte ‘’nomade’’ e di manifattura femminile. Potrebbe raccontarci la realtà di questo particolare campo artistico?

L’arte tessile era sì, originariamente di manifattura femminile, ma al giorno d’oggi è più che mai uno stereotipo di genere, perché si paragona questa arte alle origini, in cui le donne univocamente si occupavano della tessitura o perché idealmente l’arte tessile rimanda all'idea di educazione domestica di un tempo, dedicata esclusivamente alle donne. Ad esempio il ricamo nei paesi Islamici è prevalentemente praticato dagli uomini. Nella mia galleria c’è un mix equiparato di artisti uomini e donne che si occupano di Fiber Art.


L’emergenza sanitaria ha sconvolto la maggior parte dei settori fra cui il mondo dell’arte. Come si evolverà l’identità artistica dei Fiber Artist in Italia, dopo la pandemia e il blocco dei laboratori tessili?

Qui da noi in Italia c’è una realtà ristretta rispetto all’arte tessile, e vige una certa resistenza rispetto alle tradizioni. Vediamo ancora nella maggior parte dei casi la Fiber Art come semplice artigianato, abituati a vedere il tessuto trattato ancora con una manualità semplice e infantile. La storia ci racconta, per fortuna, che la lavorazione dei tessuti è tutt’altro che di semplice artigianato. Con la chiusura di quelle che sono le fiere d’arte, le esposizioni in Europa e nel mondo, includendo ovviamente anche i grandi grandi spazi condivisi da artisti e artigiani che collaborano fra di loro, si spera in una ripresa e ritorno al lavoro creativo con l'ispirazione che ne comporterà questo periodo difficile per tutti. I Fiber Artist sono abituati ad incrociare il passato e il presente, sarà interessante scoprirne gli sviluppi futuri.



Lei da storica dell’arte e curatrice ha sempre portato avanti il lavoro di promozione fra arte e ambiente, argomento molto rilevante soprattutto negli ultimi anni .

Crede ci sia un futuro per l’arte sostenibile nonostante l’avvento di realtà digitali e tecnologia?

La tecnologia è assolutamente un buon avvento anche nell’arte tessile. Sempre più Fiber Artist si avvalgono dell’utilizzo della tecnologia per la ricerca e la scoperta di nuovi modi di mixare e valorizzare la materia prima. In Italia non abbiamo una vera e propria tradizione dell’arte tessile a differenza per esempio del Nord d’Europa, dove il mercato in questo settore è nettamente più sviluppato; o in oriente dove la lavorazione dei tessuti è tra la arti più pregiate. Per questo motivo nei nostri artisti, non potendo fare leva su una vera e propria tradizione storica, c’è sempre più ricerca e sperimentazione. Anche nella lavorazione dei tessuti o nello sviluppo dell’opera c’è un'attenzione alla sostenibilità e al metodo di approccio alle fibre naturali e non.


Come nasce la collaborazione con Alpha District in merito al progetto delle Cattedrali ?

Mi sono avvicinata al progetto Alpha District inizialmente perchè ho un legame affettivo con il quartiere, in cui ho vissuto la mia infanzia. Ed anche mio marito si è occupato a livello di ricerca del territorio in questione. Ho trovato interessante come un nuovo progetto, dedicato al riscatto di questa zona urbana, pieno di architettura e spazi come piazza Gino Valle, potesse essere valorizzato e coinvolto in quello che è il Fuorisalone, poiché il quartiere ha molto da offrire in termini culturali. Con Alpha District collaboreremo al progetto Fiber Art Spot che si svilupperà nella realizzazione di teche espositive pensate ad hoc per l’outdoor space.

L’exhibition sarà strutturata per esporre opere e stralci di ricerca sul tessile e dare visibilità agli artisti da me selezionati. Il punto cardine di questo lavoro sarà la massima inclusività e fruibilità delle opere accessibili a tutti. Questo anche grazie alla favorevole struttura della location che sarà appunto piazza Gino Valle.


Ph credits: Gabriella Anedi, Fiber Art And