• Giorgia Argentieri

SELECTED TALENT: LUCA CREMONA.


Anche dai momenti più bui possono nascere nuove idee ed ispirazioni. Luca Cremona ci spiega il design post-pandemia dal punto di vista di un giovane designer.



Di spirito nomade e fresco, i progetti di Luca Cremona rappresentano la capacità di interpretare le emozioni trasformandole in idee e progetti. Nato nella campagna novarese, si laurea in Design alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Luca crede che il progetto contemporaneo possa ristabilire un collegamento con le memorie e i valori passati, ridimensionando il concetto di attualità. Il lavoro di ricerca e progettazione su cui questo giovane e talentuoso designer svolge i suoi progetti indagano principalmente le pratiche dell’abitare come habitus sociale in continua trasformazione. In attesa di scoprire cosa presenterà alla prossima design week in Alpha District, lo abbiamo incontrato per meglio inquadrare il suo modus operandi.



Cos’è per te il design?

Per me il design è un mezzo espressivo. Ho trovato nella progettazione un modo personale di esprimere le emozioni e le influenze esterne. In situazioni emotivamente particolari, come per esempio la pandemia globale, il design per me è stato quasi terapeutico. Durante questo periodo profondamente particolare ognuno di noi ha provato ad addomesticare la propria realtà, io mi sono sentito un pò perso e ho riversato questo vuoto nella realizzazione del progetto Vasetti da Conforto. Il legno intagliato mi ha permesso di sopportare quel momento, ma è stato anche lo slancio giusto per farmi rialzare.


Come avviene il tuo processo creativo? Cosa ti ispira?

Non ho un processo creativo standard. Il mio modo di creare – per poi sviluppare – è influenzato molto dalla mia sfera emotiva e dal momento che sto vivendo. Generalmente rifletto ed osservo molto, soprattutto quando vivo una situazione particolarmente scomoda che mi induce a pormi delle domande e rispondere ad un bisogno. Trovare una soluzione ad un problema e portare alla luce un'idea progettuale è il fulcro principale del mio lavoro.


Tra i tuoi progetti passati, qual è il tuo preferito? E perché?

Sono molto legato al progetto Serie senza casa creato in collaborazione con Benedetta Dalla Costa. In quel caso il lavoro sperimentale portava a riflettere sulla problematica degli edifici in disuso e degrado. La soluzione temporanea immaginata da me e Benedetta voleva smuovere il problema e offrire una soluzione utopica per riappropriarsi dello spazio negli edifici. Il lavoro è stato svolto come ricerca che ci ha poi portato ad una pubblicazione.



Come definisci il tuo stile?

Credo di essere troppo giovane per riconoscermi una idea tradizionale di stile. Credo che la figura del designer venga influenzata dall’epoca e dal contesto. Parlerei piuttosto di idee e pensieri definiti, che si traducono poi in qualcosa di esteticamente riconoscibile.


Come immagini il design del futuro?

Spero ci sia una grande svolta per il design del futuro. Nella nuova generazione di designer viviamo un periodo di contatto indiretto con l’epoca dei grandi designer italiani. Possiamo assorbire influenza e insegnamenti per poi esprimerci ed innovare senza sentirne il peso. Le aziende ancora oggi vivono principalmente – o quasi esclusivamente – dei prodotti iconici dei maestri del design, quando invece noi giovani avremmo le capacità per fare un passo in avanti ed innovare.



Photo credits: ritratto; immagine del progetto Vasetti da Conforto; immagine del progetto Serie senza casa di Luca Cremona.