• Federica Granata

Out-Door, quando i bambini fanno design.

Out-Door, iniziativa di FORO Studio realizzata dagli alunni dell'Istituto Comprensivo di via IV Novembre a Parabiago, invita gli adulti ad immergersi nel mondo dei più piccoli, toccati dall'esperienza della pandemia.


Questa storia inizia nella provincia di Milano, a poco meno di un'ora dal centro, precisamente a Parabiago, nell’Istituto Comprensivo via IV Novembre. È maggio 2021.


Davanti al cancello nero i bambini scorrazzano con zaini in spalla all'entrata di scuola, un po' spaesati dopo l'anno trascorso chiusi in casa, lontano dagli amici e dal buonumore. Confusi ma ancora più decisi a prendere la vita a morsi.


Lorenzo si stropiccia il naso, Margherita sistema il libro nella cartella, Leonardo inciampa nei lacci sciolti delle scarpe.


I bambini della nostra storia si dirigono nelle classi di prima e seconda, 15 in tutto. Qui i banchi sono distanti, i muri privati di disegni e mappe geografiche. Loro non si possono toccare né scambiare i pennarelli. Alcuni si vedono per la prima volta, altri si ritrovano dopo tanto tempo.


Per fortuna, però, in questa scuola il peso su spalle così piccole incombe meno, perché insegnanti come Anna Maria Pignataro e Giulia Andreata, con le loro spensierate attività artistiche, rendono gli animi leggeri come piume.


Oggi, ad esempio, i bimbi hanno una videolezione con dei signori di FORO Studio. Sono simpatici: parlano di espressività, colore, disegni, di un progetto che vedranno molte persone, perché sarà presentato da Alpha District al Fuorisalone 2021.


L'idea parte da una porta che, una volta aperta, spiegherà al mondo dei grandi quello dei più piccini, tramite l'esposizione di manufatti prodotti dagli alunni stessi.



Queste creazioni saranno l'espressione di ciò che loro hanno vissuto durante il lockdown, durante la successione di colori che mano a mano ha caratterizzato l'Italia. Verranno rappresentati sentimenti di noia, paura, gioia, confusione, filtrati dall'occhio meno corrotto che ci sia, ma anche uno dei più colpiti da questa pandemia.


Nelle classi prime e seconde della scuola Manzoni gli alunni, oggi, sono chini su fogli svolazzanti, si sporcano le magliette di colori, impastano le mani nella colla e passano la mezz'ora successiva intenti a districarsi le dita.


Sono più leggeri, adesso, ridono e si fanno le linguacce. Sono eccitati al pensiero di poter urlare – ma senza farlo davvero – la loro realtà a quante più persone possibili. Forse molte di più di quante si possano mai immaginare.


Abbiamo incontrato Roberto Morgese, docente portavoce degli insegnanti che hanno aderito al progetto formativo artistico, per farci raccontare come gli alunni hanno reagito al progetto di FORO Studio, e com'è cambiato il loro modo di approcciarsi al mondo.


Gli alunni coinvolti nel progetto si sono ritrovati a vivere una quotidianità diversa da come la ricordavano, dopo un anno di lockdown. In questo senso, cos'ha rappresentato Out-Door per loro? Com'è stato accolto il progetto dai bambini?

I bambini hanno accolto il progetto con entusiasmo. Varcata una porta, quella di casa, sono entrati dentro a un'altra, quella della classe (che noi solitamente teniamo aperta). Ma quest'ultima non era solo fisica, come non lo era quella che avevano lasciato, era anche metaforica. Era il loro nuovo ingresso in spazi sociali privilegiati: la scuola e la classe. Come tutti i luoghi di comunità, anche questi accolgono angoli misteriosi e personali, inviolabili e affascinanti, immaginari e sorprendenti.

Il progetto Out-Door ha aggiunto la dimensione della fantasia creativa a un ambiente che – per il protocollo di contenimento della pandemia – era soggetto a poche possibilità di modifica e di arricchimento, dando a ogni alunno la possibilità di crearsi una dimensione inventata e straordinaria.

La porta che si apriva su un loro mondo creativo e giocoso, sperimentale sul piano degli accostamenti cromatici e materici, ha infatti permesso loro di tirare quell'ampio respiro tipico di qualunque porta che rimanga socchiusa. Inoltre guardare oltre la soglia, verso una dimensione di segreto e di scoperta è una prerogativa dei piccoli e della curiosità infantile. Out-Door ha sfondato anche questa porta aperta, facilitando uno sguardo diverso su di sé e sui propri pensieri e stati d'animo. Ognuno ha infatti rappresentato ciò che il momento e la voglia di esprimersi gli suggeriva.

I partecipanti al progetto sono bambini di prima e seconda elementare: in alcuni casi si sono incontrati per la prima volta, in altri, si sono rivisti dopo un anno costretti a rapporti virtuali. Si può dire che ha permesso ai bambini di condividere le loro emozioni e ritrovarsi nei sentimenti e nelle paure degli altri?

Quando un'attività si presenta nella forma laboratoriale consente una circolazione comunicativa ed empatica e una contaminazione a più livelli. I bambini non si sono scambiati emozioni e pensieri solo attraverso il linguaggio verbale, ma anche attraverso la produzione dei manufatti e le soluzioni più espressive ed efficaci sono diventate esempi per gli altri. Tutto è passato attraverso le mani, veicoli di contatto umano forzatamente trascurati in quel periodo. Le mani che creavano, montavano, incollavano, coloravano, costruivano sono state le corde vocali delle parole materiche; il linguaggio è stato di fantasia.

I volti degli alunni all'opera non hanno mai fatto trapelare fatica, ma solo la gioia di svolgere tutti insieme - o meglio, contemporaneamente e nello stesso luogo - un'attività nuova, benché già vissuta a distanza grazie alle numerose sollecitazioni degli insegnanti in questa direzione.

É stato difficile portare i bambini ad esprimere cos'ha rappresentato per loro un periodo storico così straordinario, come quello appena vissuto?

Al contrario! Tutti gli alunni coinvolti volevano parlare del periodo appena trascorso per esorcizzarlo e rielaborarlo. I bambini danno forma ai pensieri in tanti modi e sicuramente il linguaggio delle immagini è uno dei principali. Non è stata certamente quella la prima occasione in cui hanno potuto condividere i propri vissuti, ma il nostro progetto ha dato una chance in più e ha permesso un'ulteriore condivisione.

Qual è l'importanza di presentare un progetto come Out-Door ad una manifestazione di grande portata come il Fuorisalone?

I manufatti dei bambini aprono agli adulti la visione di come il mondo sia vissuto e rappresentato nella sua forma pura, non artefatta da parte dei bambini stessi. Non lascia spazio ai vuoti d'intellettualismo: le creazioni parlano da sé e non si può non cogliere la loro ricchezza di sguardi e vedute reali o immaginari.

La porta rappresenta una metafora, attraverso la quale entrare in contatto con le sensazioni e il vissuto degli studenti. Per capire maggiormente il senso del progetto, gli alunni hanno visionato film che esprimessero al meglio il suo messaggio, come Narnia o Monster&Co. In che modo, dunque, i bambini si sono approcciati all'oggetto e attraverso quali sfaccettatura l'hanno rappresentato?

Le scelte degli insegnanti per avvicinare i bambini al progetto sono state diverse e varie. Nel nostro caso la discussione, come processo di elaborazione collettiva dei significati e dei contenuti, è stata la chiave d'accesso. È una modalità alla quale i bambini erano avvezzi e che stimola sempre la loro voglia di essere ascoltati ma allo stesso tempo di ascoltare gli altri e di condividere. E questo, naturalmente, rientrava in pieno tra gli obiettivi del progetto.


Qual è stata l'accoglienza dei genitori?

I genitori hanno seguito "da fuori" l'evoluzione delle attività, sostenendole però attraverso la ricerca e l'invio di materiali e partecipando all'entusiasmo che gli alunni manifestavano a casa. Quando un padre e una madre vedono il figlio felice per ciò che ha fatto a scuola e quando percepiscono che attraverso quel lavoro si è espresso e ha imparato, allora sono inevitabilmente felici anche loro. È un circuito educativo virtuoso che genera buoni esiti.

La scuola ha un ruolo importante - per gli alunni - nell'elaborazione del periodo appena trascorso. Ritenete che con il progetto Out-Door gli studenti abbiano preso maggiore coscienza delle loro emozioni e del rapporto con il mondo esterno?

Non si può pensare che la scuola non avesse già dato spazio alla condivisione anche critica dei vissuti di separazione, isolamento, timore ma anche di gioia nel ritrovarsi. La scuola lo faceva già, ma Out-Door ha dato ai bambini e alle bambine una chiave introspettiva in più.

Il linguaggio che ha usato non porta sempre a piena consapevolezza dei pensieri – che vengono soprattutto rappresentati attraverso i gesti di creazione produttiva – ma quegli stessi pensieri diventano visibili e comunicabili.

In più, studenti e scuola insieme danno vita a un unico grande prodotto multi-dimensionale e plurilinguistico: un oggetto di artigianato ingenuo che, se vogliamo, sfiora quasi l'arte di concepire, sognare, immaginare lo spazio dentro e fuori di sé.


Ph credits: visualizzazioni della mostra in Alpha District di FORO Studio.