• Giorgia Argentieri

SELECTED TALENT: TESTATONDA.


Cosa succede in un antico laboratorio torinese nell’era del digital design? Dall’incontro tra architettura e design nasce la realtà di Testatonda, tre designer che danno vita a collezioni uniche e ricercate.



Il trio – formato da Nicolò Corigliano, Valter Cagna e Matteo Minello – prende il nome dal chiodo testatonda, elemento di congiunzione tra il mondo del ferro e quello del legno, elementi fondamentali nel loro lavoro. I Testatonda hanno un modo tutto personale di intendere e comunicare il design con influenze e formazioni diverse tra loro, realizzano oggetti d'arredo intuitivi in grado di congiungere funzionalità e ricercatezza. Progetto di punta dei Testatonda è la collezione F4, di ispirazione rock glam. Al monito di ‘’Pink's not dead’’ ridisegnano due oggetti d’arredo – una panca e una sedia – rivestendoli di velluto in seta total pink. Abbiamo incontrato i Testatonda che ci hanno aperto le porte del loro laboratorio e raccontato il loro punto di vista su design e artigianato.



Cos'è per voi il design?

Per noi il design è l’adattamento alle istanze della società. La nostra formazione non convenzionale fatta di competenze trasversali ci permette di capire cosa e come sta cambiando nel mondo del design, sempre volubile e in movimento. Vediamo la progettazione come una forma di espressione su più fronti e sviluppi.


Come avviene il tuo processo creativo? Cosa vi ispira?

Pensiamo che il processo creativo sia un gigantesco ingranaggio di interazioni tra discipline diverse. Rispetto al mondo del design contemporaneo manteniamo una sorta di anzianità sia nel processo creativo che nella fase progettuale. Abbiamo il privilegio di avere, diversamente da tanti studi – sia per pura possibilità e opportunità – un laboratorio in cui sperimentare e prototipare con materiali come il ferro e il legno. Cerchiamo sempre di partire da un'idea chiara di prodotto e la vediamo crescere e svilupparsi direttamente nel nostro laboratorio. Questo ci permette di creare un prodotto o una collezione di cui conosciamo ogni singolo aspetto. La nostra ispirazione si espande anche attraverso le collaborazioni con chi si occupa di moda, illustrazione o altre forme di design che non sono prodotto. Ad esempio abbiamo collaborato con Viola Gesmundo – illustratrice – e le ragazze di Wovo Store. Viola ha rivisitato della nostra collezione F4 sul tema della libertà di espressione sessuale, esposta nella vetrina di Wovo Store. Queste influenze esterne modificano e aggiungono valore a quella che era la nostra idea principe.


Tra i tuoi progetti passati, qual'è il vostro preferito? E perché?

Un progetto di cui siamo molto orgogliosi è il Feng, un separé disegnato e firmato per Gebrueder Thonet Vienna, che ci porterà a essere presentati insieme ad altri 34 designer al prossimo Salone del Mobile. Per noi è la prima vera grande presentazione al pubblico. Feng è ispirato al concetto giapponese dello Shibumi, traducendo la bellezza sottile e naturale nell'essenzialità delle forme e del colore. Siamo ovviamente molto legati anche alle nostre prime collezioni, ma per noi questo progetto è la punta di diamante per il nostro laboratorio.



Come definisci il tuo stile?

Per noi è molto difficile parlare di stile. Abbiamo un'identità molto eterogenea all'interno del gruppo e le competenze sono molto diverse tra loro. Quello che cerchiamo di fare è avere una costante sperimentazione su diversi stili, diversi materiali e con differenti idee di origine. Non parliamo di un assenza d'identità o di una forma di confusione, ma è una vera e propria scelta di non legarsi affettivamente a uno stile, cercando di essere il più malleabili possibili e soprattutto cimentarsi nella ricerca su diversi fronti.



Come immagini il design del futuro?

Nel futuro immaginiamo un ipotetica battuta d’arresto. Questo per quanto riguarda l’effettivo lavoro del designer più che del design stesso. Con l’avvento del digital anche nella formazione accademica sarà sempre più difficile confrontarsi effettivamente con quello che è il mondo del lavoro e della progettazione e prototipazione reale. Tutto questo va a favore della realtà digitale, anche in termini di costi e tempi di produzione. L’auspicio è che ci sia nelle nuove generazioni di designer un ritorno alla sperimentazione in laboratorio, dove cimentarsi in prima persona nella costruzione del proprio prodotto.


Ph credits: ritratto di gruppo; immagine del progetto F4 di Testatonda; immagine del separè Feng di Neferstudio.