• Federica Granata

CAVALCANDO UN COCKTAIL DI IDEE.

Il progetto di riqualificazione del cavalcavia Serra - Monteceneri: dal Politecnico di Milano UNPark propone un dialogo fra culture e coesione sociale all'insegna dello sport. Ce ne parla Paolo Carli, responsabile scientifico del programma.



Si può preparare un cocktail a base di menti zelanti e quartieri malridotti? Che sia buono, però. Ebbene sì, si chiama UNPark.


Ingredienti: professionisti in vari ambiti (esperti di progettazione ambientale, architetti, ingegneri e designer) basta che siano tutti di marca Polimi, collaboratori (scienziati, ricercatori e istituzioni), tanta propositività e slancio verso il cambiamento (nel dubbio, abbondare), volontà di cooperazione e coesione sociale, amore per lo sport, forte interesse per il tema della riqualificazione urbana (essenziale sia forte, altrimenti il drink va di traverso).


Importante, il piano di lavoro: l'area sottostante il Cavalcavia Monteceneri. Rigorosamente in disuso, percepito come barriera visiva e fisica, una zona di frontiera.

Possibilmente vissuto come fonte di pesanti criticità, luogo di segregazione, insicurezza e confusione, che funge spesso da cassa di risonanza per illegalità e degrado.

Lo si trova facilmente a pochi chilometri dalla vivace e dinamica Porta Garibaldi, attenzione alle false promesse delle sottomarche.


Trovato il Cavalcavia, il quartiere subirà pesanti ripercussioni sulla qualità dell’aria dovute alle polveri sottili e altri inquinanti, problemi di ordine igienico-sanitario e di sicurezza, svalutazione commerciale della zona, ritardo nell’innovazione dei servizi urbani. Non preoccuparsi: è la normale procedura per la buona riuscita del cocktail.


Procedimento: shakerare Cavalcavia e criticità del quartiere con amarezza (q.b) fino a che non si raggiunge una consistenza simile a desolazione e forte degrado. A questo punto aggiungere spirito d'inventiva e passione del team di esperti, conservati in luogo caldo fino a questo momento.


Risultato: progetto pilota temporaneo e multidisciplinare UNPark. Servire ai cittadini con un velo di zucchero sul bordo del calice, aggiungere cubetti di ghiaccio per una resa migliore.


UNPark è una miscela già conosciuta ai più assidui frequentatori della Milano da bere per l'installazione temporanea di un prototipo di arredo mobile a norma con le disposizioni sul distanziamento sociale - alla luce dell'emergenza Coronavirus - esposta nel dicembre 2020. La costruzione è stata pensata al di sotto del cavalcavia Serra – Monteceneri, all’altezza dell’incrocio con Via Plana.

L'iniziativa ha lasciato in eredità al quartiere uno spazio ripulito, colorato e attrezzato di una rastrelliera permanente per biciclette.


Il progetto più giovane e fresco riguarda, tuttavia, la vera e propria rigenerazione dello stesso Cavalcavia Serra – Monteceneri.



Effetti collaterali...desiderati

UNPark, assunto per la prima volta, potrebbe provocare reazioni all...ettanti. L'intento è quello di trasformare temporaneamente il brutto anatroccolo in un amichevole cigno bianco: gli spazi sottostanti il Cavalcavia, allestiti oggi a lunghi parcheggi, verranno momentaneamente trasformati in una piastra multifunzionale, dedicata alle categorie più giovani o deboli (preadolescenti, adolescenti e anziani), attrezzata per praticare street sport e attività socio-ricreative.

UnPark si propone diversi obiettivi: in ambito progettuale si presenta come un laboratorio di innovazione per testare nuove idee; sul piano della governance si prefigge invece di avviare un dialogo con la Pubblica Amministrazione sull’urgenza di un processo di rigenerazione urbana, mentre in ambito scientifico si concentra sulla potenziale multifunzionalità di tutte le infrastrutture urbane.


L'idea si incentra sulla volontà di offrire un'area sicura, fornita di attrezzature dedicate ad attività sportive, colorate installazioni artistiche e giochi di luce. Tutto questo ha il nobile scopo di creare maggiore inclusione, equità e coesione sociale. Il programma pensato da UnPark entra infatti a far parte dei sette piani dedicati a sport e inclusione proposti dalla competizione annuale “Polisocial Award”. Lo sport è il tema centrale del concorso, ed è stato proposto per la forte valenza civile: adatto a contrastare fenomeni di disagio giovanile, favorisce il dialogo tra culture e promuove la riqualificazione sociale e ambientale dei quartieri interessati.

Nota bene per i pigri: niente paura, UNPark ha pensato anche a voi con giochi meno atletici o sfide a suon di scala quaranta.


Il progetto prevede il coinvolgimento della popolazione residente, attraverso il monitoraggio della qualità dell’aria, la sperimentazione di Nature Based Solutions (NBS) e nuovi modelli di raccolta, riuso e riciclo di materiali.



Abbiamo incontrato il dottor Paolo Carli, responsabile scientifico del progetto, e la sua travolgente passione urbanistica: ci ha raccontato e spiegato UNPark, di come è nato, le criticità e i suoi programmi di inclusività.


In che modo viene integrata la partecipazione degli abitanti della zona?

Il progetto UNPark punta a far emergere la capacità di aspirazione dei cittadini. Una capacità che non è equamente distribuita nella popolazione: paradossalmente, dove ci sarebbe più bisogno di ambizione, i cittadini sono meno propensi ad abbracciare questo spirito. Non per mancanza di volontà, ma perché non è mai stato richiesto loro di accogliere e sostenere progetti d'innovazione, e questo li ha portati a non essere abituati, a non essere propensi.

Prima e durante la realizzazione del precedente progetto, realizzato con Furnish, abbiamo proposto loro alcuni questionari per informarci sulla loro eventuale partecipazione. Da qui abbiamo riscontrato una forte resistenza al cambiamento, una mancanza nell'immaginario collettivo su una possibile trasformazione della zona.

Mentre noi ci riferiamo allo stolto che guarda il dito e non la luna, gli inglesi parlano di “scambiare il dito con la luna”, che è molto diverso: i cittadini a cui ci rivolgiamo non sono incapaci di guardare all'innovazione, sono semplicemente abituati ad osservare quello che per anni è stato proposto loro.

L'obiettivo di UNPark è perciò quello di creare un'elasticità mentale, di costruire l'ambizione.

Le obiezioni che mi vengono maggiormente rivolte riguardano i parcheggi che andremmo a sottrarre con il progetto: sono perfettamente consapevole del problema, ma l'elasticità mentale di cui parlo mira ad aprirsi anche a questo proposito.

Penseremo, eventualmente, ad accordi con negozi e imprese dei dintorni per cercare di creare meno disagio possibile in questo senso. A tal proposito parliamo di partecipazione dei cittadini e dell'amministrazione pubblica.


UNPark prevede lo sport come suo elemento cardine. In che modo?

Quando parliamo di UNPark e sport pensiamo al basket, che può essere il classico gioco da 5 o adattato alle versioni da strada, parkour o free climbing; il tutto nei margini possibili, garantendo sempre la massima sicurezza.

Ma pensiamo anche ad attività ricreative a corpo libero, come possono essere i giochi da carte, per andare incontro alle esigenze delle categorie più anziane costrette in questo periodo tra le mura di casa o a improvvisare momenti di socialità per le strade. È qualcosa a cui ci siamo abituati, ma a cui non eravamo soliti un anno fa.

Sono consapevole che non esistano materiali fatati che possano eliminare da un giorno all'altro la criticità, ma sono altrettanto cosciente del fatto che il problema non ruoti intorno – e tantomeno sia unicamente causato – dallo spazio sottostante il Cavalcavia. Per risolverlo davvero dovremmo andare a intervenire sul traffico e per salvaguardare i cittadini dovremmo agire in primo luogo sugli abitanti dei palazzi circostanti.

Tra i progetti finanziati da Polisocial ce ne sono stati tanti che hanno inciso positivamente a questo proposito, e mi auguro che Unpark possa entrare a far parte di questi.


Quanta importanza ha la rigenerazione urbana in un periodo di emergenza sanitaria, e non solo, come quello che stiamo vivendo?

Faccio l'esempio del progetto pensato per il lungolago di Lugano, con le sue strade dinamiche che rispondono alle esigenze dei cittadini in tempo reale, diventando pedonale o a due corsie a seconda del momento della giornata.

La crisi è una scelta, dal greco krisis. La risposta alla crisi deve essere una transizione verso qualcos'altro, qualcosa di nuovo, ed è come UNPark prova ad affrontarla: proponendo un progetto innovativo.


Perché è stato scelto proprio il Cavalcavia Serra-Monteceneri?

L'idea è arrivata guardando la pubblicità di un termovalorizzatore proposto come pista da sci. Un progetto intelligente, multitasking, ed è su questo principio che pone le e fondamenta UNPark.

UNPark è un progetto pilota temporaneo che è intenzionato a trasformare il monofunzionale in plurifunzionale: il Cavalcavia potrebbe diventare – ipoteticamente – parco di notte e nel weekend, e fungere da passaggio per auto in giornata; o potrebbe integrare dei pannelli fotovoltaici.

Abbiamo tanti esempi di riqualificazione in questo senso: basti pensare alla Urban Farm londinese, alimentata da pannelli fotovoltaici.

È vero, il Cavalcavia Serra-Monteceneri è un focolaio di degrado, ma è necessario provare qualcosa di nuovo per estirparlo: se negli ultimi cinquant'anni, con la zona allestita a parcheggio, la situazione di decadenza non è mutata, credo sia legittimo tentare un cambiamento.

Esattamente come è accaduto in occasione del nostro precedente progetto con Furnish, dove siamo riusciti a creare – faticando – un ambiente di condivisione e di socialità, uno spazio civile che non lasciava tempo al degrado di accomodarsi.


Quali sono i maggiori ostacoli che si potrebbero incontrare nella realizzazione del progetto?

Le difficoltà che potremmo incontrare durante l'esecuzione del progetto UNPark, in primo luogo, potrebbero essere di ordine politico. Stiamo attraversando un momento difficile, non solo dal punto di vista sanitario, e le eventuali elezioni amministrative potrebbero rallentare i lavori.

Da un altro punto di vista, certamente la situazione epidemiologica non aiuta, siamo momentaneamente bloccati e non sappiamo quando potremmo ripartire con il progetto.

Non ultimo, un ulteriore ostacolo potrebbe riscontrarsi nella fattibilità e nelle risorse.

In generale, lo scenario si prefigura su medio-lungo periodo. La ricerca si chiude nel settembre 2021, il progetto UNPark è in realtà molto avanti, ma anche a causa della situazione corrente, non abbiamo certezza di quanto si realizzerà.


Non resta, quindi, che aspettare e sperare di godere al più presto dei frutti dell'ambizioso progetto UNPark.


Ph credits: foto Cavalcavia Serra-Monteceneri: progetto UNPark con Furnish; disegno del progetto: UNPark.